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Qoèlet - Capitolo
1 1Parole di Qoèlet,
figlio di Davide, re di Gerusalemme. PRIMA PARTE
Prologo
2Vanità
delle vanità, dice Qoèlet, Vita di Salomone
12Io,
Qoèlet, sono stato re d'Israele in Gerusalemme. 13Mi
sono proposto di ricercare e investigare con saggezza tutto ciò
che si fa sotto il cielo. E' questa una occupazione penosa che
Dio ha imposto agli uomini, perché in essa fatichino. 14Ho
visto tutte le cose che si fanno sotto il sole ed ecco tutto
è vanità e un inseguire il vento. 15Ciò che è
storto non si può raddrizzare 16Pensavo e dicevo
fra me: «Ecco, io ho avuto una sapienza superiore e più
vasta di quella che ebbero quanti regnarono prima di me in
Gerusalemme. La mia mente ha curato molto la sapienza e la
scienza». 17Ho deciso allora di conoscere
la sapienza e la scienza, come anche la stoltezza e la follia,
e ho compreso che anche questo è un inseguire il vento, 18perchè
molta sapienza, molto affanno; Qoèlet - Capitolo 2
1Io ho detto in
cuor mio: «Vieni, dunque, ti voglio mettere alla prova con la
gioia: Gusta il piacere!». Ma ecco anche questo è vanità. 2Del riso ho detto:
«Follia!» 3Ho voluto
soddisfare il mio corpo con il vino, con la pretesa di
dedicarmi con la mente alla sapienza e di darmi alla follia,
finché non scoprissi che cosa convenga agli uomini compiere
sotto il cielo, nei giorni contati della loro vita. 4Ho
intrapreso grandi opere, mi sono fabbricato case, mi sono
piantato vigneti. 5Mi sono fatto parchi e
giardini e vi ho piantato alberi da frutto d'ogni specie; 6mi
sono fatto vasche, per irrigare con l'acqua le piantagioni. 7Ho
acquistato schiavi e schiave e altri ne ho avuti nati in casa
e ho posseduto anche armenti e greggi in gran numero più di
tutti i miei predecessori in Gerusalemme. 8Ho
accumulato anche argento e oro, ricchezze di re e di province;
mi sono procurato cantori e cantatrici, insieme con le delizie
dei figli dell'uomo. 9Sono divenuto grande,
più potente di tutti i miei predecessori in Gerusalemme, pur
conservando la mia sapienza. 10Non ho negato
ai miei occhi nulla di ciò che bramavano, né ho rifiutato
alcuna soddisfazione al mio cuore, che godeva d'ogni mia
fatica; questa è stata la ricompensa di tutte le mie fatiche.
11Ho considerato tutte le opere fatte dalle
mie mani e tutta la fatica che avevo durato a farle: ecco,
tutto mi è apparso vanità e un inseguire il vento: non c'è
alcun vantaggio sotto il sole. 12Ho considerato
poi la sapienza, la follia e la stoltezza. «Che farà il
successore del re? Ciò che è gia stato fatto». 13Mi
sono accorto che il vantaggio della sapienza sulla stoltezza
è il vantaggio della luce sulle tenebre: 14Il saggio ha gli
occhi in fronte, 15Allora ho
pensato: «Anche a me toccherà la sorte dello stolto! Allora
perché ho cercato d'esser saggio? Dov'è il vantaggio?». E
ho concluso: «Anche questo è vanità». 16Infatti,
né del saggio né dello stolto resterà un ricordo duraturo e
nei giorni futuri tutto sarà dimenticato. Allo stesso modo
muoiono il saggio e lo stolto. 17Ho preso in odio
la vita, perché mi è sgradito quanto si fa sotto il sole.
Ogni cosa infatti è vanità e un inseguire il vento. 18Ho
preso in odio ogni lavoro da me fatto sotto il sole, perché
dovrò lasciarlo al mio successore. 19E chi
sa se questi sarà saggio o stolto? Eppure potrà disporre di
tutto il mio lavoro, in cui ho speso fatiche e intelligenza
sotto il sole. Anche questo è vanità! 20Sono
giunto al punto di disperare in cuor mio per tutta la fatica
che avevo durato sotto il sole, 21perché
chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà
poi lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla
faticato. Anche questo è vanità e grande sventura. 22Allora quale
profitto c'è per l'uomo in tutta la sua fatica e in tutto
l'affanno del suo cuore con cui si affatica sotto il sole? 23Tutti
i suoi giorni non sono che dolori e preoccupazioni penose; il
suo cuore non riposa neppure di notte. Anche questo è vanità!
24Non c'è di meglio per l'uomo che mangiare
e bere e godersela nelle sue fatiche; ma mi sono accorto che
anche questo viene dalle mani di Dio. 25Difatti,
chi può mangiare e godere senza di lui? 26Egli
concede a chi gli è gradito sapienza, scienza e gioia, mentre
al peccatore dà la pena di raccogliere e d'ammassare per
colui che è gradito a Dio. Ma anche questo è vanità e un
inseguire il vento! Qoèlet - Capitolo 3
La morte
1Per
ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda
sotto il cielo.
9Che vantaggio ha
chi si dà da fare con fatica? 10Ho considerato
l'occupazione che Dio ha dato agli uomini, perché si occupino
in essa. 11Egli ha fatto bella ogni cosa a
suo tempo, ma egli ha messo la nozione dell'eternità nel loro
cuore, senza però che gli uomini possano capire l'opera
compiuta da Dio dal principio alla fine. 12Ho
concluso che non c'è nulla di meglio per essi, che godere e
agire bene nella loro vita; 13ma che un uomo
mangi, beva e goda del suo lavoro è un dono di Dio. 14Riconosco
che qualunque cosa Dio fa è immutabile; non c'è nulla da
aggiungere, nulla da togliere. Dio agisce così perché si
abbia timore di lui. 15Ciò che è, gia è
stato; ciò che sarà, gia è; Dio ricerca ciò che è gia
passato. 16Ma ho anche
notato che sotto il sole al posto del diritto c'è l'iniquità
e al posto della giustizia c'è l'empietà. 17Ho
pensato: Dio giudicherà il giusto e l'empio, perché c'è un
tempo per ogni cosa e per ogni azione. 18Poi
riguardo ai figli dell'uomo mi son detto: Dio vuol provarli e
mostrare che essi di per sé sono come bestie. 19Infatti
la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa; come
muoiono queste muoiono quelli; c'è un solo soffio vitale per
tutti. Non esiste superiorità dell'uomo rispetto alle bestie,
perché tutto è vanità. 20Tutti sono
diretti verso la medesima dimora: tutto è venuto dalla polvere 21Chi sa se il
soffio vitale dell'uomo salga in alto e se quello della bestia
scenda in basso nella terra? 22Mi sono
accorto che nulla c'è di meglio per l'uomo che godere delle
sue opere, perché questa è la sua sorte. Chi potrà infatti
condurlo a vedere ciò che avverrà dopo di lui? Qoèlet - Capitolo 4
La società
1Ho
poi considerato tutte le oppressioni che si commettono sotto
il sole. Ecco il pianto degli oppressi che non hanno chi li
consoli; da parte dei loro oppressori sta la violenza, mentre
per essi non c'è chi li consoli. 2Allora ho
proclamato più felici i morti, ormai trapassati, dei viventi
che sono ancora in vita; 3ma ancor più
felice degli uni e degli altri chi ancora non è e non ha
visto le azioni malvage che si commettono sotto il sole. 4Ho osservato anche
che ogni fatica e tutta l'abilità messe in un lavoro non sono
che invidia dell'uno con l'altro. Anche questo è vanità e un
inseguire il vento. 5Lo stolto incrocia
le braccia 7Inoltre ho
considerato un'altra vanità sotto il sole: 8uno
è solo, senza eredi, non ha un figlio, non un fratello.
Eppure non smette mai di faticare, né il suo occhio è sazio
di ricchezza: «Per chi mi affatico e mi privo dei beni?».
Anche questo è vanità e un cattivo affannarsi. 9Meglio essere in
due che uno solo, perché due hanno un miglior compenso nella
fatica. 10Infatti, se vengono a cadere,
l'uno rialza l'altro. Guai invece a chi è solo: se cade, non
ha nessuno che lo rialzi. 11Inoltre, se due
dormono insieme, si possono riscaldare; ma uno solo come fa a
riscaldarsi? 12Se uno aggredisce, in due gli
possono resistere e una corda a tre capi non si rompe tanto
presto. 13Meglio un ragazzo
povero ma accorto, 14Il ragazzo
infatti può uscir di prigione ed esser proclamato re, anche
se, mentre quegli regnava, è nato povero. 15Ho
visto tutti i viventi che si muovono sotto il sole, stare con
quel ragazzo, il secondo, cioè l'usurpatore. 16Era
una folla immensa quella di cui egli era alla testa. Ma coloro
che verranno dopo non avranno da rallegrarsi di lui. Anche
questo è vanità e un inseguire il vento. 17Bada ai tuoi
passi, quando ti rechi alla casa di Dio. Avvicinarsi per
ascoltare vale più del sacrificio offerto dagli stolti che
non comprendono neppure di far male. Qoèlet - Capitolo 5
1Non essere
precipitoso con la bocca e il tuo cuore non si affretti a
proferir parola davanti a Dio, perché Dio è in cielo e tu
sei sulla terra; perciò le tue parole siano parche, poichè 2Dalle
molte preoccupazioni vengono i sogni 3Quando hai fatto
un voto a Dio, non indugiare a soddisfarlo, perché egli non
ama gli stolti: adempi quello che hai promesso. 4E'
meglio non far voti, che farli e poi non mantenerli. 5Non
permettere alla tua bocca di renderti colpevole e non dire
davanti al messaggero che è stata una inavvertenza, perché
Dio non abbia ad adirarsi per le tue parole e distrugga il
lavoro delle tue mani. 6Poiché dai molti
sogni provengono molte delusioni e molte parole. Abbi dunque
il timor di Dio. 7Se vedi nella
provincia il povero oppresso e il diritto e la giustizia
calpestati, non ti meravigliare di questo, poiché sopra
un'autorità veglia un'altra superiore e sopra di loro
un'altra ancora più alta: 8l'interesse del
paese in ogni cosa è un re che si occupa dei campi. Il denaro
9Chi
ama il denaro, mai si sazia di denaro e chi ama la ricchezza,
non ne trae profitto. Anche questo è vanità. 10Con
il crescere dei beni i parassiti aumentano e qual vantaggio ne
riceve il padrone, se non di vederli con gli occhi? 11Dolce è il sonno
del lavoratore, poco o molto che mangi; 12Un altro brutto
malanno ho visto sotto il sole: ricchezze custodite dal
padrone a proprio danno. 13Se ne vanno in
fumo queste ricchezze per un cattivo affare e il figlio che
gli è nato non ha nulla nelle mani. 14Come
è uscito nudo dal grembo di sua madre, così se ne andrà di
nuovo come era venuto, e dalle sue fatiche non ricaverà nulla
da portar con sé. 15Anche questo è un
brutto malanno: che se ne vada proprio come è venuto. Qual
vantaggio ricava dall'aver gettato le sue fatiche al vento? 16Inoltre
avrà passato tutti i suoi giorni nell'oscurità e nel pianto
fra molti guai, malanni e crucci. 17Ecco quello che
ho concluso: è meglio mangiare e bere e godere dei beni in
ogni fatica durata sotto il sole, nei pochi giorni di vita che
Dio gli dà: è questa la sua sorte. 18Ogni
uomo, a cui Dio concede ricchezze e beni, ha anche facoltà di
goderli e prendersene la sua parte e di godere delle sue
fatiche: anche questo è dono di Dio. 19Egli
non penserà infatti molto ai giorni della sua vita, poiché
Dio lo tiene occupato con la gioia del suo cuore. Qoèlet - Capitolo 6
1Un altro male ho
visto sotto il sole, che pesa molto sopra gli uomini. 2A
uno Dio ha concesso beni, ricchezze, onori e non gli manca
niente di quanto desidera; ma Dio non gli concede di poterne
godere, perché è un estraneo che ne gode. Ciò è vanità e
malanno grave! 3Se uno avesse
cento figli e vivesse molti anni e molti fossero i suoi
giorni, se egli non gode dei suoi beni e non ha neppure una
tomba, allora io dico: meglio di lui l'aborto, 4perché
questi viene invano e se ne va nella tenebra e il suo nome è
coperto dalla tenebra. 5Non vide neppure il
sole: non conobbe niente; eppure il suo riposo è maggiore di
quello dell'altro. 6Se quello vivesse anche
due volte mille anni, senza godere dei suoi beni, forse non
dovranno andare tutt'e due nel medesimo luogo? 7Tutta la fatica
dell'uomo è per la bocca e la sua brama non è mai sazia. 8Quale
vantaggio ha il saggio sullo stolto? Quale il vantaggio del
povero che sa comportarsi bene di fronte ai viventi? 9Meglio vedere con
gli occhi, che vagare con il desiderio. Anche questo è vanità
e un inseguire il vento. 10Ciò che è, gia
da tempo ha avuto un nome; e si sa che cos'è un uomo: egli
non può competere con chi è più forte di lui. 11Le
molte parole aumentano la delusione e quale vantaggio v'è per
l'uomo? 12Chi sa quel che all'uomo convenga
durante la vita, nei brevi giorni della sua vana esistenza che
egli trascorre come un'ombra? Chi può indicare all'uomo cosa
avverrà dopo di lui sotto il sole? Qoèlet - Capitolo 7
SECONDA PARTE
Prologo
1Un
buon nome è preferibile all'unguento profumato La sanzione
8Meglio
la fine di una cosa che il suo principio; è meglio la pazienza della superbia.
9Non esser facile a
irritarti nel tuo spirito, perché l'ira alberga in seno agli
stolti. 10Non domandare: «Come mai i tempi
antichi erano migliori del presente?», poiché una tale
domanda non è ispirata da saggezza. 11E'
buona la saggezza insieme con un patrimonio ed è utile per
coloro che vedono il sole; 12perché si sta
all'ombra della saggezza come si sta all'ombra del denaro e il
profitto della saggezza fa vivere chi la possiede. 13Osserva l'opera
di Dio: chi può raddrizzare ciò che egli ha fatto curvo? 14Nel
giorno lieto stà allegro e nel giorno triste rifletti: «Dio
ha fatto tanto l'uno quanto l'altro, perché l'uomo non trovi
nulla da incolparlo». 15Tutto ho visto
nei giorni della mia vanità: perire il giusto nonostante la
sua giustizia, vivere a lungo l'empio nonostante la sua
iniquità. 16Non esser troppo
scrupoloso 18E' bene che tu ti
attenga a questo e che non stacchi la mano da quello, perché
chi teme Dio riesce in tutte queste cose. 19La sapienza rende
il saggio più forte di dieci potenti che governano la città.
20Non c'è infatti sulla terra un uomo così
giusto che faccia solo il bene e non pecchi. 21Ancora:
non fare attenzione a tutte le dicerie che si fanno, per non
sentir che il tuo servo ha detto male di te, 22perché
il tuo cuore sa che anche tu hai detto tante volte male degli
altri. 23Tutto questo io
ho esaminato con sapienza e ho detto: «Voglio essere saggio!»,
ma la sapienza è lontana da me! 24Ciò che
è stato è lontano e profondo, profondo: chi lo può
raggiungere? 25Mi son applicato
di nuovo a conoscere e indagare e cercare la sapienza e il
perché delle cose e a conoscere che la malvagità è follia e
la stoltezza pazzia. 26Trovo che amara più
della morte è la donna, la quale è tutta lacci: una rete il
suo cuore, catene le sue braccia. Chi è gradito a Dio la
sfugge ma il peccatore ne resta preso. 27Vedi, io ho
scoperto questo, dice Qoèlet, confrontando una ad una le
cose, per trovarne la ragione. 28Quello che
io cerco ancora e non ho trovato è questo: Un uomo su mille l'ho trovato: 29Vedi, solo questo
ho trovato: Dio ha fatto l'uomo retto, Qoèlet - Capitolo 8
1Chi è come il
saggio? 2Osserva gli ordini
del re e, a causa del giuramento fatto a Dio, 3non
allontanarti in fretta da lui e non persistere nel male; perché
egli può fare ciò che vuole. 4Infatti, la
parola del re è sovrana; chi può dirgli: «Che fai?». 5Chi
osserva il comando non prova alcun male; la mente del saggio
conosce il tempo e il giudizio. 6Infatti, per ogni
cosa vi è tempo e giudizio e il male dell'uomo ricade
gravemente su chi lo fa. 7Questi ignora che
cosa accadrà; chi mai può indicargli come avverrà? 8Nessun
uomo è padrone del suo soffio vitale tanto da trattenerlo, né
alcuno ha potere sul giorno della sua morte, né c'è scampo
dalla lotta; l'iniquità non salva colui che la compie. 9Tutto questo ho
visto riflettendo su ogni azione che si compie sotto il sole,
quando l'uomo domina sull'altro uomo, a proprio danno. 10Frattanto
ho visto empi venir condotti alla sepoltura; invece,
partirsene dal luogo santo ed essere dimenticati nella città
coloro che avevano operato rettamente. Anche questo è vanità.
11Poiché non si dà una sentenza immediata
contro una cattiva azione, per questo il cuore dei figli
dell'uomo è pieno di voglia di fare il male; 12poiché
il peccatore, anche se commette il male cento volte, ha lunga
vita. Tuttavia so che saranno felici coloro che temono Dio,
appunto perché provano timore davanti a lui, 13e
non sarà felice l'empio e non allungherà come un'ombra i
suoi giorni, perché egli non teme Dio. 14Sulla
terra si ha questa delusione: vi sono giusti ai quali tocca la
sorte meritata dagli empi con le loro opere, e vi sono empi ai
quali tocca la sorte meritata dai giusti con le loro opere. Io
dico che anche questo è vanità. 15Perciò approvo
l'allegria, perché l'uomo non ha altra felicità, sotto il
sole, che mangiare e bere e stare allegro. Sia questa la sua
compagnia nelle sue fatiche, durante i giorni di vita che Dio
gli concede sotto il sole. 16Quando mi sono
applicato a conoscere la sapienza e a considerare l'affannarsi
che si fa sulla terra - poiché l'uomo non conosce riposo né
giorno né notte - 17allora ho osservato
tutta l'opera di Dio, e che l'uomo non può scoprire la
ragione di quanto si compie sotto il sole; per quanto si
affatichi a cercare, non può scoprirla. Anche se un saggio
dicesse di conoscerla, nessuno potrebbe trovarla. Qoèlet - Capitolo 9
La sorte
1Infatti
ho riflettuto su tutto questo e ho compreso che i giusti e i
saggi e le loro azioni sono nelle mani di Dio. L'uomo non conosce né l'amore né
l'odio; davanti a lui tutto è vanità. 2Vi è una sorte
unica per tutti, 3Questo è il male
in tutto ciò che avviene sotto il sole: una medesima sorte
tocca a tutti e anche il cuore degli uomini è pieno di male e
la stoltezza alberga nel loro cuore mentre sono in vita, poi
se ne vanno fra i morti. 4Certo, finché si
resta uniti alla società dei viventi c'è speranza: meglio un
cane vivo che un leone morto. 5I vivi sanno
che moriranno, ma i morti non sanno nulla; non c'è più
salario per loro, perché il loro ricordo svanisce. 6Il
loro amore, il loro odio e la loro invidia, tutto è ormai
finito, non avranno più alcuna parte in tutto ciò che accade
sotto il sole. 7Và, mangia con
gioia il tuo pane, 9Godi la vita con
la sposa che ami per tutti i giorni della tua vita fugace, che
Dio ti concede sotto il sole, perché questa è la tua sorte
nella vita e nelle pene che soffri sotto il sole. 10Tutto
ciò che trovi da fare, fallo finché ne sei in grado, perché
non ci sarà né attività, né ragione, né scienza, né
sapienza giù negli inferi, dove stai per andare. 11Ho visto anche
sotto il sole che non è degli agili la corsa, né dei forti
la guerra e neppure dei sapienti il pane e degli accorti la
ricchezza e nemmeno degli intelligenti il favore, perché il
tempo e il caso raggiungono tutti. 12Infatti
l'uomo non conosce neppure la sua ora: simile ai pesci che
sono presi dalla rete fatale e agli uccelli presi al laccio,
l'uomo è sorpreso dalla sventura che improvvisa si abbatte su
di lui. Saggezza e follia
13Anche
questo fatto ho visto sotto il sole e mi parve assai grave: 14c'era
una piccola città con pochi abitanti. Un gran re si mosse
contro di essa, l'assediò e vi costruì contro grandi
bastioni. 15Si trovava però in essa un uomo
povero ma saggio, il quale con la sua sapienza salvò la città;
eppure nessuno si ricordò di quest'uomo povero. 16E
io dico: E' meglio la sapienza della forza, Qoèlet - Capitolo 10
1Una mosca morta
guasta l'unguento del profumiere: 2La mente del
sapiente si dirige a destra 3Per qualunque via
lo stolto cammini è privo di senno e di ognuno dice: «E' un
pazzo». 4Se l'ira d'un
potente si accende contro di te, non lasciare il tuo posto,
perché la calma placa le offese anche gravi. 8Chi scava una
fossa ci casca dentro 10Se il ferro è
ottuso e non se ne affila il taglio, bisogna raddoppiare gli
sforzi; la riuscita sta nell'uso della saggezza. 11Se
il serpente morde prima d'essere incantato, non c'è niente da
fare per l'incantatore. 12Le parole della
bocca del saggio procurano benevolenza, 14L'insensato
moltiplica le parole: «Non sa l'uomo quel che avverrà: chi
gli manifesterà ciò che sarà dopo di lui?». 15La fatica dello
stolto lo stanca; Qoèlet - Capitolo 11
1Getta il tuo pane
sulle acque, perché con il tempo lo ritroverai. 2Fanne
sette od otto parti, perché non sai quale sciagura potrà
succedere sulla terra. 3Se le nubi sono
piene di acqua, 5Come ignori per
qual via lo spirito entra nelle ossa dentro il seno d'una
donna incinta, così ignori l'opera di Dio che fa tutto. 6La mattina semina
il tuo seme 7Dolce è la luce Qoèlet - Capitolo 12
1Ricòrdati del tuo
creatore Epilogo
9Oltre
a essere saggio, Qoèlet insegnò anche la scienza al popolo;
ascoltò, indagò e compose un gran numero di massime. 10Qoèlet cercò di
trovare pregevoli detti e scrisse con esattezza parole di
verità. 11Le parole dei saggi sono come
pungoli; come chiodi piantati, le raccolte di autori: esse
sono date da un solo pastore. 12Quanto a ciò
che è in più di questo, figlio mio, bada bene: i libri si
moltiplicano senza fine ma il molto studio affatica il corpo. 13Conclusione del
discorso, dopo che si è ascoltato ogni cosa: Temi Dio e
osserva i suoi comandamenti, perché questo per l'uomo è
tutto. 14Infatti, Dio
citerà in giudizio ogni azione, tutto ciò che è occulto,
bene o male.
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