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Tobia - Capitolo
1 I. IL DEPORTATO
1Libro della storia di
Tobi, figlio di Tòbiel, figlio di Anàniel, figlio di Aduel,
figlio di Gàbael, della discendenza di Asiel, della tribù di
Nèftali. 2Al tempo di Salmanàssar, re
degli Assiri, egli fu condotto prigioniero da Tisbe, che sta a
sud di Kades di Nèftali, nell'alta Galilea, sopra Casor,
verso occidente, a nord di Sefet. 3Io, Tobi, passavo i giorni della mia
vita seguendo le vie della verità e della giustizia. Ai miei
fratelli e ai miei compatrioti, che erano stati condotti con
me in prigionia a Ninive, nel paese degli Assiri, facevo molte
elemosine. 4Mi trovavo ancora al mio paese,
la terra d'Israele, ed ero ancora giovane, quando la tribù
del mio antenato Nèftali abbandonò la casa di Davide e si
staccò da Gerusalemme, la sola città fra tutte le tribù
d'Israele scelta per i sacrifici. In essa era stato edificato
il tempio, dove abita Dio, ed era stato consacrato per tutte
le generazioni future. 5Tutti i miei
fratelli e quelli della tribù del mio antenato Nèftali
facevano sacrifici sui monti della Galilea al vitello che
Geroboàmo re d'Israele aveva fabbricato in Dan. 6Io
ero il solo che spesso mi recavo a Gerusalemme nelle feste,
per obbedienza ad una legge perenne prescritta a tutto
Israele. Correvo a Gerusalemme con le primizie dei frutti e
degli animali, con le decime del bestiame e con la prima lana
che tosavo alle mie pecore. 7Consegnavo
tutto ai sacerdoti, figli di Aronne, per l'altare. Davo anche
ai leviti che allora erano in funzione a Gerusalemme le decime
del grano, del vino, dell'olio, delle melagrane, dei fichi e
degli altri frutti. Per sei anni consecutivi convertivo in
danaro la seconda decima e la spendevo ogni anno a
Gerusalemme. 8La terza decima poi era per
gli orfani, le vedove e i forestieri che si trovavano con gli
Israeliti. La portavo loro ogni tre anni e la si consumava
insieme, come vuole la legge di Mosè e secondo le
raccomandazioni di Debora moglie moglie di Anàniel, la madre
di nostro padre, poiché mio padre, morendo, mi aveva lasciato
orfano. [9]Quando divenni adulto, sposai Anna, una donna della
mia parentela, e da essa ebbi un figlio che chiamai Tobia.
[10]Dopo la deportazione in Assiria, quando fui condotto
prigioniero e arrivai a Ninive, tutti i miei fratelli e quelli
della mia gente mangiavano i cibi dei pagani; [11]ma io mi
guardai bene dal farlo. [12]Poiché restai fedele a Dio con
tutto il cuore, [13]l'Altissimo mi fece trovare il favore di
Salmanàssar, del quale presi a trattare gli affari. [14]Venni
così nella Media, dove, finché egli visse, conclusi affari
per conto suo. Fu allora che a Rage di Media, presso Gabael,
un mio parente figlio di Gabri, depositai in sacchetti la
somma di dieci talenti d'argento. [15]Quando Salmanàssar morì,
gli successe il figlio Sennàcherib. Allora le strade della
Media divennero impraticabili e non potei più tornarvi.
[16]Al tempo di Salmanàssar facevo spesso l'elemosina a
quelli della mia gente; [17]donavo il pane agli affamati, gli
abiti agli ignudi e, se vedevo qualcuno dei miei connazionali
morto e gettato dietro le mura di Ninive, io lo seppellivo.
[18]Seppellii anche quelli che aveva uccisi Sennàcherib,
quando tornò fuggendo dalla Giudea, al tempo del castigo
mandato dal re del cielo sui bestemmiatori. Nella sua collera
egli ne uccise molti; io sottraevo i loro corpi per la
sepoltura e Sennàcherib invano li cercava. [19]Ma un
cittadino di Ninive andò ad informare il re che io li
seppellivo di nascosto. Quando seppi che il re conosceva il
fatto e che mi si cercava per essere messo a morte, colto da
paura, mi diedi alla fuga. [20]I miei beni furono confiscati e
passarono tutti al tesoro del re. Mi restò solo la moglie
Anna con il figlio Tobia. [21]Neanche quaranta giorni dopo, il
re fu ucciso da due suoi figli, i quali poi fuggirono sui
monti dell'Ararat. Gli successe allora il figlio Assarhaddon.
Egli nominò Achikar, figlio di mio fratello Anael, incaricato
della contabilità del regno ed ebbe la direzione generale
degli affari. [22]Allora Achikar prese a cuore la mia causa e
potei così ritornare a Ninive. Al tempo di Sennàcherib re
degli Assiri, Achik Tobia - Capitolo 2 II. IL CIECO [1]Sotto il regno di Assarhaddon ritornai dunque a casa mia
e mi fu restituita la compagnia della moglie Anna e del figlio
Tobia. Per la nostra festa di pentecoste, cioè la festa delle
settimane, avevo fatto preparare un buon pranzo e mi posi a
tavola: [2]la tavola era imbandita di molte vivande. Dissi al
figlio Tobia: «Figlio mio, và, e se trovi tra i nostri
fratelli deportati a Ninive qualche povero, che sia però di
cuore fedele, portalo a pranzo insieme con noi. Io resto ad
aspettare che tu ritorni». [3]Tobia uscì in cerca di un
povero tra i nostri fratelli. Di ritorno disse: «Padre!».
Gli risposi: «Ebbene, figlio mio». «Padre - riprese - uno
della nostra gente è stato strangolato e gettato nella
piazza, dove ancora si trova». [4]Io allora mi alzai,
lasciando intatto il pranzo; tolsi l'uomo dalla piazza e lo
posi in una camera in attesa del tramonto del sole, per
poterlo seppellire. [5]Ritornai e, lavatomi, presi il pasto
con tristezza, [6]ricordando le parole del profeta Amos su
Betel: «Si cambieranno le vostre feste in lutto, tutti i vostri
canti in lamento». [7]E piansi. Quando poi calò il sole,
andai a scavare una fossa e ve lo seppellii. [8]I miei vicini
mi deridevano dicendo: «Non ha più paura! Proprio per questo
motivo è gia stato ricercato per essere ucciso. E' dovuto
fuggire ed ora eccolo di nuovo a seppellire i morti».
[9]Quella notte, dopo aver seppellito il morto, mi lavai,
entrai nel mio cortile e mi addormentai sotto il muro del
cortile. Per il caldo che c'era tenevo la faccia scoperta,
[10]ignorando che sopra di me, nel muro, stavano dei passeri.
Caddero sui miei occhi i loro escrementi ancora caldi, che mi
produssero macchie bianche, e dovetti andare dai medici per la
cura. Più essi però mi applicavano farmachi, più mi si
oscuravano gli occhi per le macchie bianche, finché divenni
cieco del tutto. Per quattro anni fui cieco e ne soffersero
tutti i miei fratelli. Achikar, nei due anni che precedettero
la sua partenza per l'Elimaide, provvide al mio sostentamento. [11]In quel tempo mia moglie Anna lavorava nelle sue stanze
a pagamento, [12]tessendo la lana che rimandava poi ai padroni
e ricevendone la paga. Ora nel settimo giorno del mese di
Distro, quando essa tagliò il pezzo che aveva tessuto e lo
mandò ai padroni, essi, oltre la mercede completa, le fecero
dono di un capretto per il desinare. [13]Quando il capretto
entrò in casa mia, si mise a belare. Chiamai allora mia
moglie e le dissi: «Da dove viene questo capretto? Non sarà
stato rubato? Restituiscilo ai padroni, poiché non abbiamo il
diritto di mangiare cosa alcuna rubata». [14]Ella mi disse:
«Mi è stato dato in più del salario». Ma io non le credevo
e le ripetevo di restituirlo ai padroni e a causa di ciò
arrossivo di lei. Allora per tutta risposta mi disse: «Dove
sono le tue elemosine? Dove sono le tue buone opere? Ecco, lo
si vede bene dal come sei ridotto!». Tobia - Capitolo 3 [1]Con l'animo affranto dal dolore, sospirai e piansi. Poi
presi a dire questa preghiera di lamento: [2]«Tu sei giusto,
Signore, e giuste sono tutte le tue opere. Ogni tua via è
misericordia e verità. Tu sei il giudice del mondo. [3]Ora,
Signore, ricordati di me e guardami. Non punirmi per i miei
peccati e per gli errori miei e dei miei padri. [4]Violando i
tuoi comandi, abbiamo peccato davanti a te. Tu hai lasciato
che ci spogliassero dei beni; ci hai abbandonati alla
prigionia, alla morte e ad essere la favola, lo scherno, il
disprezzo di tutte le genti, tra le quali ci hai dispersi.
[5]Ora, nel trattarmi secondo le colpe mie e dei miei padri,
veri sono tutti i tuoi giudizi, perché non abbiamo osservato
i tuoi decreti, camminando davanti a te nella verità.
[6]Agisci pure ora come meglio ti piace; dà ordine che venga
presa la mia vita, in modo che io sia tolto dalla terra e
divenga terra, poiché per me è preferibile la morte alla
vita. I rimproveri che mi tocca sentire destano in me grande
dolore. Signore, comanda che sia tolto da questa prova; fà
che io parta verso l'eterno soggiorno; Signore, non
distogliere da me il volto. Per me infatti è meglio morire
che vedermi davanti questa grande angoscia e così non
sentirmi più insultare!». [16]In quel medesimo momento la preghiera di tutti e due fu
accolta davanti alla gloria di Dio [17]e fu mandato Raffaele a
guarire i due: a togliere le macchie bianche dagli occhi di
Tobi, perché con gli occhi vedesse la luce di Dio; a dare
Sara, figlia di Raguele, in sposa a Tobia, figlio di Tobi, e a
liberarla dal cattivo demonio Asmodeo. Di diritto, infatti,
spettava a Tobia di sposarla, prima che a tutti gli altri
pretendenti. Proprio allora Tobi rientrava dal cortile in casa
e Sara, figlia di Raguele, stava scendendo dalla camera. Tobia - Capitolo 4 IV. TOBIA
[20]Ora, figlio, ti faccio sapere che ho depositato dieci
talenti d'argento presso Gabael figlio di Gabri, a Rage di
Media. [21]Non temere se siamo diventati poveri. Tu avrai una
grande ricchezza se avrai il timor di Dio, se rifuggirai da
ogni peccato e farai ciò che piace al Signore Dio tuo». Tobia - Capitolo 5 V. IL COMPAGNO
[4]Uscì Tobia in cerca di uno pratico della strada che lo
accompagnasse nella Media. Uscì e si trovò davanti l'angelo
Raffaele, non sospettando minimamente che fosse un angelo di
Dio. [5]Gli disse: «Di dove sei, o giovane?». Rispose: «Sono
uno dei tuoi fratelli Israeliti, venuto a cercare lavoro».
Riprese Tobia: «Conosci la strada per andare nella Media?».
[6]Gli disse: «Certo, parecchie volte sono stato là e
conosco bene tutte le strade. Spesso mi recai nella Media e
alloggiai presso Gabael, un nostro fratello che abita a Rage
di Media. Ci sono due giorni di cammino da Ecbàtana a Rage.
Rage è sulle montagne ed Ecbàtana è nella pianura». [7]E
Tobia a lui: «Aspetta, o giovane, che vada ad avvertire mio
padre. Ho bisogno che tu venga con me e ti pagherò il tuo
salario». [8]Gli rispose: «Ecco, ti attendo; soltanto non
tardare». [9]Tobia andò ad informare suo padre Tobi
dicendogli: «Ecco, ho trovato un uomo tra i nostri fratelli
Israeliti». Gli rispose: «Chiamalo, perché io sappia di che
famiglia e di che tribù è e se è persona fidata per venire
con te, o figlio». [10]Tobia uscì a chiamarlo: «Quel
giovane, mio padre ti chiama». Entrò da lui. Tobi lo salutò
per primo e l'altro gli disse: «Possa tu avere molta gioia!».
Tobi rispose: «Che gioia posso ancora avere? Sono un uomo
cieco; non vedo la luce del cielo; mi trovo nella oscurità
come i morti che non contemplano più la luce. Anche se vivo,
dimoro con i morti; sento la voce degli uomini, ma non li vedo».
Gli rispose: «Fatti coraggio, Dio non tarderà a guarirti,
coraggio!». E Tobi: «Mio figlio Tobia vuole andare nella
Media. Non potresti accompagnarlo? Io ti pagherò, fratello!».
Rispose: «Sì, posso accompagnarlo; conosco tutte le strade.
Mi sono recato spesso nella Media. Ho attraversato tutte le
sue pianure e i suoi monti e ne conosco tutte le strade».
[11]Tobi a lui: «Fratello, di che famiglia e di che tribù
sei? Indicamelo, fratello». [12]Ed egli: «Che ti serve la
famiglia e la tribù? Cerchi una famiglia e una tribù o un
mercenario che accompagni tuo figlio nel viaggio?». L'altro
gli disse: «Voglio sapere con verità di chi tu sei figlio e
il tuo vero nome». [13]Rispose: «Sono Azaria, figlio di
Anania il grande, uno dei tuoi fratelli». [14]Gli disse
allora: «Sii benvenuto e in buona salute, o fratello! Non
avertene a male, fratello, se ho voluto sapere la verità
sulla tua famiglia. Tu dunque sei mio parente, di bella e
buona discendenza! Conoscevo Anania e Natan, i due figli di
Semeia il grande. Venivano con me a Gerusalemme e là facevano
adorazione insieme con me; non hanno abbandonato la retta via.
I tuoi fratelli sono brava gente; tu sei di buona radice: sii
benvenuto!». [15]Continuò: «Ti dò una dramma al giorno,
oltre quello che occorre a te e a mio figlio insieme. Fà
dunque il viaggio con mio figlio e poi ti darò ancora di più».
[16]Gli disse: «Farò il viaggio con lui. Non temere;
partiremo sani e sani ritorneremo, perché la strada è sicura».
[17]Tobi gli disse: «Sia con te la benedizione, o fratello!».
Si rivolse poi al figlio e gli disse: «Figlio, prepara quanto
occorre per il viaggio e parti con questo tuo fratello. Dio,
che è nei cieli, vi conservi sani fin là e vi restituisca a
me sani e salvi; il suo angelo vi accompagni con la sua
protezione, o figliuolo!». [18]Tobia si preparò per il viaggio e, uscito per mettersi
in cammino, baciò il padre e la madre. E Tobi gli disse: «Fà
buon viaggio!». [19]Allora la madre si mise a piangere e
disse a Tobi: «Perché hai voluto che mio figlio partisse?
Non è lui il bastone della nostra mano, lui, la guida dei
nostri passi? Si lasci perdere il denaro e vada in cambio di
nostro figlio. [20]Quel genere di vita che ci è stato dato
dal Signore è abbastanza per noi». [21]Le disse: «Non stare
in pensiero: nostro figlio farà buon viaggio e tornerà in
buona salute da noi. I tuoi occhi lo vedranno il giorno in cui
tornerà sano e salvo da te. [22]Non stare in pensiero, non
temere per loro, o sorella. Un buon angelo infatti lo
accompagnerà, riuscirà bene il suo viaggio e tornerà sano e
salvo». [23]Essa cessò di piangere. Tobia - Capitolo 6 VI. IL PESCE
[10]Erano entrati nella Media e gia erano vicini a Ecbàtana,
[11]quando Raffaele disse al ragazzo: «Fratello Tobia!». Gli
rispose: «Eccomi». Riprese: «Questa notte dobbiamo
alloggiare presso Raguele, che è tuo parente. Egli ha una
figlia chiamata Sara [12]e all'infuori di Sara nessun altro
figlio o figlia. Tu, come il parente più stretto, hai diritto
di sposarla più di qualunque altro uomo e di avere in eredità
i beni di suo padre. E' una ragazza seria, coraggiosa, molto
graziosa e suo padre è una brava persona». [13]E aggiunse:
«Tu hai il diritto di sposarla. Ascoltami, fratello; io
parlerò della fanciulla al padre questa sera, perché la
serbi come tua fidanzata. Quando torneremo da Rage, faremo il
matrimonio. So che Raguele non potrà rifiutarla a te o
prometterla ad altri; egli incorrerebbe nella morte secondo la
prescrizione della legge di Mosè, poiché egli sa che prima
di ogni altro spetta a te avere sua figlia. Ascoltami, dunque,
fratello. Questa sera parleremo della fanciulla e ne
domanderemo la mano. Al nostro ritorno da Rage la prenderemo e
la condurremo con noi a casa tua». [14]Allora Tobia rispose a
Raffaele: «Fratello Azaria, ho sentito dire che essa è gia
stata data in moglie a sette uomini ed essi sono morti nella
stanza nuziale la notte stessa in cui dovevano unirsi a lei.
Ho sentito inoltre dire che un demonio le uccide i mariti.
[15]Per questo ho paura: il demonio è geloso di lei, a lei
non fa del male, ma se qualcuno le si vuole accostare, egli lo
uccide. Io sono l'unico figlio di mio padre. Ho paura di
morire e di condurre così alla tomba la vita di mio padre e
di mia madre per l'angoscia della mia perdita. Non hanno un
altro figlio che li possa seppellire». [16]Ma quello gli
disse: «Hai forse dimenticato i moniti di tuo padre, che ti
ha raccomandato di prendere in moglie una donna del tuo
casato? Ascoltami, dunque, o fratello: non preoccuparti di
questo demonio e sposala. Sono certo che questa sera ti verrà
data in moglie. [17]Quando però entri nella camera nuziale,
prendi il cuore e il fegato del pesce e mettine un poco sulla
brace degli incensi. L'odore si spanderà, il demonio lo dovrà
annusare e fuggirà e non comparirà più intorno a lei.
[18]Poi, prima di unirti con essa, alzatevi tutti e due a
pregare. Supplicate il Signore del cielo perché venga su di
voi la sua grazia e la sua salvezza. Non temere: essa ti è
stata destinata fin dall'eternità. Sarai tu a salvarla. Ti
seguirà e penso che da lei avrai figli che saranno per te
come fratelli. Non stare in pensiero». [19]Quando Tobia sentì
le parole di Raffaele e seppe che Sara era sua consanguinea
della stirpe della famiglia di suo padre, l'amò al punto da
non saper più distogliere il cuore da lei. Tobia - Capitolo 7 VII. RAGUELE
[13]Raguele chiamò la figlia Sara e quando essa venne la
prese per mano e l'affidò a Tobia con queste parole: «Prendila;
secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè ti
viene concessa in moglie. Tienila e sana e salva conducila da
tuo padre. Il Dio del cielo vi assista con la sua pace».
[14]Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un
foglio e stese il documento di matrimonio, secondo il quale
concedeva in moglie a Tobia la propria figlia, in base al
decreto della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a
mangiare e a bere. [15]Poi Raguele chiamò la moglie Edna e le
disse: «Sorella mia, prepara l'altra camera e conducila
dentro». [16]Essa andò a preparare il letto della camera,
come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia. Pianse per
lei, poi si asciugò le lacrime e disse: [17]«Coraggio,
figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore.
Coraggio, figlia!». E uscì. Tobia - Capitolo 8 VIII. LA TOMBA
[1]Quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di
andare a dormire. Accompagnarono il giovane e lo introdussero
nella camera da letto. [2]Tobia allora si ricordò delle
parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore
del pesce e li pose sulla brace dell'incenso. [3]L'odore del
pesce respinse il demonio, che fuggì nelle regioni dell'alto
Egitto. Raffaele vi si recò all'istante e in quel luogo lo
incatenò e lo mise in ceppi. [4]Gli altri intanto erano
usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò
dal letto e disse a Sara: «Sorella, alzati! Preghiamo e
domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza». [5]Essa
si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di
loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri
padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti
benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli!
[6]Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché
gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il
genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l'uomo resti
solo; facciamogli un aiuto simile a lui. [7]Ora non per
lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine
d'intenzione. Dègnati di aver misericordia di me e di lei e
di farci giungere insieme alla vecchiaia». [8]E dissero
insieme: «Amen, amen!». [9]Poi dormirono per tutta la notte. [10]Ma Raguele si alzò; chiamò i servi e andò con loro a
scavare una fossa. Diceva infatti: «Caso mai sia morto, non
abbiamo a diventare oggetto di scherno e di ribrezzo».
[11]Quando ebbero terminato di scavare la tomba, Raguele tornò
in casa; chiamò la moglie [12]e le disse: «Manda in camera
una delle serve a vedere se è vivo; così, se è morto, lo
seppelliremo senza che nessuno lo sappia». [13]Mandarono
avanti la serva, accesero la lampada e aprirono la porta; essa
entrò e li trovò che dormivano insieme, immersi in un sonno
profondo. [14]La serva uscì e riferì loro che era vivo e che
non era successo nulla di male. [15]Benedissero allora il Dio
del cielo: «Tu sei benedetto, o Dio, con ogni pura
benedizione. Ti benedicano per tutti i secoli! [16]Tu sei
benedetto, perché mi hai rallegrato e non è avvenuto ciò
che temevo, ma ci hai trattato secondo la tua grande
misericordia. [17]Tu sei benedetto, perché hai avuto
compassione dei due figli unici. Concedi loro, Signore, grazia
e salvezza e falli giungere fino al termine della loro vita in
mezzo alla gioia e alla grazia». [18]Allora ordinò ai servi
di riempire la fossa prima che si facesse giorno. [19]Raguele ordinò alla moglie di fare il pane in
abbondanza; andò a prendere dalla mandria due vitelli e
quattro montoni; li fece macellare e cominciarono così a
preparare il banchetto. [20]Poi chiamò Tobia e sotto giuramento gli disse: «Per
quattordici giorni non te ne andrai di qui, ma ti fermerai da
me a mangiare e a bere e così allieterai l'anima gia tanto
afflitta di mia figlia. [21]Di quanto possiedo prenditi la metà
e torna sano e salvo da tuo padre. Quando io e mia moglie
saremo morti, anche l'altra metà sarà vostra. Coraggio,
figlio! Io sono tuo padre ed Edna è tua madre; noi
apparteniamo a te come a questa tua sorella da ora per sempre.
Coraggio, figlio!». Tobia - Capitolo 9 IX. LE NOZZE
Tobia - Capitolo 10
[1]Ogni giorno intanto Tobi contava le giornate, quante
erano necessarie all'andata e quante al ritorno. Quando poi i
giorni furono al termine e il figlio non era ancora tornato,
[2]pensò: «Forse sarà stato trattenuto là? O sarà morto
Gabael e nessuno gli darà il denaro?». [3]Cominciò così a
rattristarsi. [4]La moglie Anna diceva: «Mio figlio è perito
e non è più tra i vivi, perché troppo è il ritardo». [5]E
cominciò a piangere e a lamentarsi sul proprio figlio
dicendo: «Ahimè, figlio, perché ho lasciato partire te che
eri la luce dei miei occhi!». [6]Le rispondeva Tobi: «Taci,
non stare in pensiero, sorella; egli sta bene. Certo li
trattiene là qualche fatto imprevisto. Del resto l'uomo che
lo accompagnava è sicuro ed è uno dei nostri fratelli. Non
affliggerti per lui, sorella; tra poco sarà qui». [7]Ma essa
replicava: «Lasciami stare e non ingannarmi! Mio figlio è
perito». E subito usciva e osservava la strada per la quale
era partito il figlio; così faceva ogni giorno senza
lasciarsi persuadere da nessuno. Quando il sole era
tramontato, rientrava a piangere e a lamentarsi per tutta la
notte e non prendeva sonno. [8]Compiutisi i quattordici giorni delle feste nuziali, che
Raguele con giuramento aveva stabilito di fare per la propria
figlia, Tobia andò da lui e gli disse: «Lasciami partire.
Sono certo che mio padre e mia madre non hanno più speranza
di rivedermi. Ti prego dunque, o padre, di volermi congedare:
possa così tornare da mio padre. Gia ti ho spiegato in quale
condizione l'ho lasciato». [9]Rispose Raguele a Tobia: «Resta
figlio, resta con me. Manderò messaggeri a tuo padre Tobi,
perché lo informino sul tuo conto». Ma quegli disse: «No,
ti prego di lasciarmi andare da mio padre». [10]Allora
Raguele, alzatosi, consegnò a Tobia la sposa Sara con metà
dei suoi beni, servi e serve, buoi e pecore, asini e cammelli,
vesti, denaro e masserizie. [11]Li congedò in buona salute. A
lui poi rivolse questo saluto: «Stà sano, o figlio, e fà
buon viaggio! Il Signore del cielo assista te e Sara tua
moglie e possa io vedere i vostri figli prima di morire».
[12]Poi abbracciò Sara sua figlia e disse: «Onora tuo
suocero e tua suocera, poiché da questo momento essi sono i
tuoi genitori, come coloro che ti hanno dato la vita. Và in
pace, figlia, e possa sentire buone notizie a tuo riguardo,
finché sarò in vita». Dopo averli salutati, li congedò.
[13]Da parte sua Edna disse a Tobia: «Figlio e fratello
carissimo, il Signore ti riconduca a casa e possa io vedere i
figli tuoi e di Sara mia figlia prima di morire, per gioire
davanti al Signore. Ti affido mia figlia in custodia. Non
farla soffrire in nessun giorno della tua vita. Figlio, và in
pace. D'ora in avanti io sono tua madre e Sara è tua sorella.
Possiamo tutti insieme avere buona fortuna per tutti i giorni
della nostra vita». Li baciò tutti e due e li congedò in
buona salute. [14]Allora Tobia partì da Raguele in buona
salute e lieto, benedicendo il Signore del cielo e della
terra, il re dell'universo, perché aveva dato buon esito al
suo viaggio. Benedisse Raguele ed Edna sua moglie con quest'augurio:
«Possa io avere la fortuna di onorarvi tutti i giorni della
vostra vita». Tobia - Capitolo 11 X. GLI OCCHI
Tobia - Capitolo 12 XI. RAFFAELE
Tobia - Capitolo 13 XII. SION
[1]Allora Tobi scrisse questa preghiera di esultanza e disse: «[2]Benedetto Dio che vive in eterno [3]Lodatelo, figli d'Israele, davanti alle genti; Esaltatelo davanti ad ogni vivente; [5]Vi castiga per le vostre ingiustizie, [6]Convertitevi a lui con tutto il cuore e con tutta
l'anima, [7]Ora contemplate ciò che ha operato con voi [8]Io gli do lode nel paese del mio esilio Convertitevi, o peccatori, e operate la giustizia davanti a
lui; [9]Io esalto il mio Dio e celebro il re del cielo [10]Tutti ne parlino [11]Dà lode degnamente al Signore [13]Come luce splendida brillerai sino ai confini della
terra; Generazioni e generazioni esprimeranno in te l'esultanza [14]Maledetti coloro che ti malediranno, Ma benedetti sempre quelli che ti ricostruiranno. Beati coloro che ti amano [16]Beati coloro che avranno pianto per le tue sventure: Anima mia, benedici il Signore, il gran re, Beato sarò io, se rimarrà un resto della mia discendenza Le porte di Gerusalemme Le torri di Gerusalemme si costruiranno con l'oro Le strade di Gerusalemme saranno lastricate [18]Le porte di Gerusalemme risuoneranno di canti di Benedetto il Dio d'Israele Tobia - Capitolo 14 XIII. NINIVE
[1]Qui finirono le parole del canto di Tobi. [2]Tobi morì in pace all'età di centododici anni e fu
sepolto con onore a Ninive. Egli aveva sessantadue anni quando
divenne cieco; dopo la sua guarigione visse nella felicità,
praticò l'elemosina e continuò sempre a benedire Dio e a
celebrare la sua grandezza. [3]Quando stava per morire, fece
venire il figlio Tobia e gli diede queste istruzioni: [4]«Figlio,
porta via i tuoi figli e rifugiati in Media, perché io credo
alla parola di Dio, che Nahum ha pronunziato su Ninive. Tutto
dovrà accadere, tutto si realizzerà sull'Assiria e su Ninive,
come hanno predetto i profeti d'Israele, che Dio ha inviati;
non una delle loro parole cadrà. Ogni cosa capiterà a suo
tempo. Vi sarà maggior sicurezza in Media che in Assiria o in
Babilonia. Perché io so e credo che quanto Dio ha detto si
compirà e avverrà e non cadrà una sola parola delle
profezie. I nostri fratelli che abitano il paese d'Israele
saranno tutti dispersi e deportati lontano dal loro bel paese
e tutto il paese d'Israele sarà ridotto a un deserto. Anche
Samaria e Gerusalemme diventeranno un deserto e il tempio di
Dio sarà nell'afflizione e resterà bruciato fino ad un certo
tempo. [5]Poi di nuovo Dio avrà pietà di loro e li ricondurrà
nel paese d'Israele. Essi ricostruiranno il tempio, ma non
uguale al primo, finché sarà completo il computo dei tempi.
Dopo, torneranno tutti dall'esilio e ricostruiranno
Gerusalemme nella sua magnificenza e il tempio di Dio sarà
ricostruito, come hanno preannunziato i profeti di Israele.
[6]Tutte le genti che si trovano su tutta la terra si
convertiranno e temeranno Dio nella verità. Tutti
abbandoneranno i loro idoli, che li hanno fatti errare nella
menzogna, e benediranno il Dio dei secoli nella giustizia.
[7]Tutti gli Israeliti che saranno scampati in quei giorni e
si ricorderanno di Dio con sincerità, si raduneranno e
verranno a Gerusalemme e per sempre abiteranno tranquilli il
paese di Abramo, che sarà dato in loro possesso. Coloro che
amano Dio nella verità gioiranno; coloro invece che
commettono il peccato e l'ingiustizia spariranno da tutta la
terra. [8]Ora, figli, vi comando: servite Dio nella verità e
fate ciò che a lui piace. Anche ai vostri figli insegnate
l'obbligo di fare la giustizia e l'elemosina, di ricordarsi di
Dio, di benedire il suo nome sempre, nella verità e con tutte
le forze. [9]Tu dunque, figlio, parti da Ninive, non restare
più qui. Dopo aver sepolto tua madre presso di me, quel
giorno stesso non devi più restare entro i confini di Ninive.
Vedo infatti trionfare in essa molta ingiustizia e grande
perfidia e neppure se ne vergognano. [10]Vedi, figlio, quanto
ha fatto Nadab al padre adottivo Achikar. Non è stato egli
costretto a scendere vivente sotto terra? Ma Dio ha rigettato
l'infamia in faccia al colpevole: Achikar ritornò alla luce
mentre invece Nadab entrò nelle tenebre eterne, perché aveva
cercato di far morire Achikar. Per aver praticato l'elemosina,
Achikar sfuggì al laccio mortale che gli aveva teso Nadab,
Nadab invece cadde in quel laccio, che lo fece perire. [11]Così,
figli miei, vedete dove conduce l'elemosina e dove conduce
l'iniquità: essa conduce alla morte. Ma ecco, mi sfugge il
respiro!». Essi lo distesero sul letto; morì e fu sepolto
con onore. [12]Quando morì la madre, Tobia la
seppellì vicino al padre, poi partì per
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